martedì 19 gennaio 2016
"La bellezza disarmata"
venerdì 8 maggio 2015
martedì 1 luglio 2014
Editorialista, docente presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, presidente della Giuria Corti e Doc del David di Donatello, membro della giuria del Meeting Rimini Film Festival 2014
mercoledì 16 aprile 2014
Presentazione del libro "Vita di don Giussani": alcune foto
mercoledì 12 marzo 2014
martedì 11 marzo 2014
Massimo Borghesi, Senza legami. Fede e politica nel mondo liquido: gli anni di Benedetto XVI
venerdì 27 dicembre 2013
giovedì 3 ottobre 2013
lunedì 24 giugno 2013
"Ci si domanda se il futuro più luminoso sia sempre veramente e soltanto il problema di un lontano là. E se invece fosse qualcosa che è già qui da un pezzo e che solo la nostra cecità e fragilità ci impediscono di vedere e sviluppare intorno a noi e dentro di noi?"
mercoledì 16 gennaio 2013
La conversione al Cristianesimo
con Alessandra Di Pilla
(Università di Perugia)
venerdì 25 gennaio ore 18
Libreria Paoline Perugia
martedì 5 giugno 2012
Vivere intensamente il reale
lunedì 14 maggio 2012
Il testo della conferenza di Mons. Ventorino
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Pubblichiamo il testo
della conferenza di
Mons. Francesco Ventorino
per scaricare il documento
clicca qui link
(fonte Centro Culturale A. Manzoni, Bresso)
martedì 1 maggio 2012
venerdì 11 novembre 2011
Giovanni B. Montini
Luigi Giussani
Sul Senso Religioso
Introduzione di Massimo Borghesi
(Rizzoli BUR, I libri dello spirito cristiano)
Parleranno del libro:
il curatore Massimo Borghesi (Università di Perugia)
don Stefano Alberto (Università Cattolica di Milano)
Venerdì 2 dicembre 2011, ore 21
Aula Magna dell’Università italiana per Stranieri di Perugia
(Piazza Grimana, Perugia)
sabato 23 aprile 2011
Cosi' noi navighiamo costantemente fra due curiali, noi manovriamo fra due bande di curiali: i curiali laici e i curiali ecclesiastici; i curiali laici che negano l'eterno del tempo, che vogliono disfare, smontare l'eterno del tempo, dal di dentro del temporale; e i curiali ecclesiastici che negano il temporale dell'eterno, che vogliono disfare, smontare il temporale dell'eterno, dal di dentro dell'eterno... Il cuore del cristianesimo, il centro, e' esattamente questo. Questo innesto del temporale dentro l'eterno e dell'eterno dentro al temporale. Sciolto questo innesto non c'e' piu' nulla. Non c'e' piu' il mondo da salvare. Non c'e' piu' nessuna anima da salvare. Non c'e' piu' nessun cristianesimo.
Charles Peguy, Clio
BUONA PASQUA
giovedì 10 giugno 2010
CENTRO CULTURALE MAESTÀ DELLE VOLTE
ASSOCIAZIONE CULTURALE LEONE XIII
“Non si può uccidere la speranza”
la testimonianza di padre Jerzy Popieluszko
Una giornata dedicata al sacerdote di Solidarnosc assassinato nel 1984 e beatificato da Benedetto XVI il 6 giugno 2010
giovedì 17 giugno 2010
Programma
ore 17
Presentazione del libro Popieluszko.
Non si può uccidere la speranza
intervengono
con l'autrice Annalia Guglielmi
Amilcare Conti,
Annalisa Marinelli,
Andrea Possieri
Sala del Dottorato,
Duomo di Perugia
Proiezione del film
Popieluszko
di Rafal Wieczyski
Cinema Zenith, Perugia
venerdì 30 aprile 2010
in collaborazione con
Oratorio Secolare di S. Cecilia
incontro di presentazione del libro
Miguel Mañara
di
Oscar Milosz
(Jaca Book, 2010)
interverrà
Pigi (Pierluigi) Colognesi
Giornalista
Sabato 8 Maggio 2010
ore 21
Oratorio Secolare di S. Cecilia
Via A. Fratti, 2 - Perugia
DON MIGUEL Ce ne fu una che mi amò di amore vero e che morì di disperazione non finta. (Breve silenzio) E che morì, signori, quasi contemporaneamente a suor Maddalena della Compassione, rapita a Gesù grazie alle mie cure.
TUTTI Gloria a Mañara, gloria a Mañara, nel più profondo degli inferni!
Tumulto di risate, grida, tintinnii di argenti e cristalli.
DON MIGUEL Vedo con piacere, signori, che mi volete tutti un gran bene, e sono molto commosso dall'augurio che mi fate così di cuore di vedere la mia carne e il mio spirito bruciare di una nuova fiamma altrove, ben lontano di qui. Vi giuro sul mio onore e sulla testa del vescovo di Roma che il vostro inferno non esiste, che non è mai arso se non nella testa di un Messia pazzo o di un cattivo monaco. Ma noi sappiamo che ci sono, nello spazio vuoto di Dio, dei mondi illuminati da una gioia più calda della nostra, delle terre inesplorate e bellissime, e lontane, lontanissime da questa in cui siamo. Scegliete dunque, vi prego, uno di questi lontani e incantevoli pianeti, e speditemi laggiù, questa notte stessa, attraverso la porta vorace della tomba. Perché il tempo è lento a passare, signori, terribilmente lento, e sono stranamente stanco di questa cagna di vita. Non raggiungere Dio è senz'altro un'inezia, ma perdere Satana è grande dolore e noia immensa, in fede mia. Ho trascinato l'Amore nel piacere, e nel fango, e nella morte; fui traditore, bestemmiatore, carnefice; ho compiuto tutto quello che può fare un povero diavolo d'uomo, e vedete! Ho perduto Satana. Mangio l'erba amara dello scoglio della noia. Ho servito Venere con rabbia, poi con malizia e disgusto. Oggi le torcerei il collo sbadigliando. Certo, nella mia giovinezza, ho cercato anch'io, proprio come voi, la miserevole gioia, l'inquieta straniera che vi dona la sua vita e non vi dice il suo nome. Ma in me nacque presto il desiderio di inseguire ciò che voi non conoscerete mai: l'amore immenso, tenebroso e dolce. Più di una volta credetti di averlo afferrato: e non era che un fantasma di fiamma. L'abbracciavo, gli giuravo eterna tenerezza, esso mi bruciava le labbra e mi copriva il capo con la mia stessa cenere, e, quando riaprivo gli occhi, c'era il giorno orrendo della solitudine, il lungo, così lungo giorno della solitudine, con un povero cuore tra le mani, un povero, povero, dolce cuore leggero come il passerotto d'inverno. E una sera la lussuria dall'occhio vile, dalla fronte bassa, sedette sul mio giaciglio, e mi contemplò in silenzio, come si guardano i morti. Una bellezza nuova, un nuovo dolore, un nuovo bene di cui presto ci si sazi, per meglio assaporare il vino di un male nuovo, una nuova vita, un infinito di vite nuove, ecco quello di cui ho bisogno, signori: semplicemente questo, e nulla di più.
Ah! Come colmarlo, quest’abisso della vita? Che fare? Perché il desiderio è sempre lì, più forte, più folle che mai, come un incendio marino che avventi la sua fiamma nel più profondo del nero nulla universale!
È un desiderio di abbracciare le infinite possibilità!
Oscar Vladislas Milosz, Miguel Mañara, quadro I
mercoledì 10 febbraio 2010
Il non credente che parlò al nostro cuore
È un discorso che vale anche nei confronti di chi ha trascorso diciassette anni in stato vegetativo?
«Sono tanti, lo so, ma valgono per noi, e non sappiamo nulla di come sono vissuti da una persona in coma vigile. Nessuno può entrare nel loro sonno misterioso e dirci cosa sia davvero, perciò non è giusto misurarlo con il tempo dei nostri orologi. Ecco perché vale sempre la pena di aspettare: quando e se sarà il momento, le cellule del paziente moriranno da sole. E poi non dobbiamo dimenticarci che la medicina è una cosa meravigliosa, in grado di fare progressi straordinari e inattesi».
Ma una volta che il cervello non reagisce più, l'attesa non rischia di essere inutile?
«Piano, piano... inutile? Cervello morto? Si usano queste espressioni troppo alla leggera. Se si trattasse di mio figlio basterebbe un solo battito delle ciglia a farmelo sentire vivo. Non sopporterei l'idea di non potergli più stare accanto».
Sono considerazioni di un genitore o di un medico?
«Io da medico ragiono esattamente così: la vita è sempre importante, non soltanto quando è attraente ed emozionante, ma anche se si presenta inerme e indifesa. L'esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque. Decidere di interromperla in un ospedale non è come fare una tracheotomia...».
Cosa si sentirebbe di dire a Beppino Englaro?
«Bisogna stare molto vicini a questo padre».
Non pensa che ci possano essere delle situazioni in cui una persona abbia il diritto di anticipare la propria morte?
«Sì, quando il paziente soffre terribilmente e la medicina non riesce più ad alleviare il dolore. Ma anche in quel caso non vorrei mai essere io a dover "staccare una spina": sono un vigliacco e confido nel fatto che ci siano medici più coraggiosi di me».
Come affronterebbe un paziente infermo che non ritiene più dignitosa la sua esistenza?
«Cercherei di convincerlo che la dignità non dipende dal proprio stato di salute ma sta nel coraggio con cui si affronta il destino. E poi direi alla sua famiglia e ai suoi amici che chi percepisce solitudine intorno a sé si arrende prima. Parlo per esperienza: conosco decide di ragazzi meravigliosi che riescono a vivere, ad amare e a farsi amare anche se devono invecchiare su un letto o una carrozzina».
Quarant'anni fa la pensava allo stesso modo?
«Alla fine degli anni Sessanta andai a specializzarmi in cardiochirurgia negli Stati Uniti. In reparto mi rimproveravano: "Lei si innamora dei pazienti, li va a trovare troppo di frequente e si interessa di cose che non c'entrano con la terapia: i dottori sono tecnici, per tutto il resto ci sono gli psicologi e i preti". Decisero di mandarmi a lavorare in rianimazione, "così può attaccarsi a loro finché vuole"... ecco, stare dove la vita è ridotta a un filo sottile è traumatico ma può insegnare parecchie cose a un dottore. C'è anche dell'altro, però».
Che cosa?
«In questi ultimi anni la figura del Cristo è diventata per me fondamentale: è il pensiero della sua fine in croce a rendermi impossibile anche solo l'idea di aiutare qualcuno a morire. Se il Nazareno tornasse ci prenderebbe a sberle tutti quanti. Ce lo meritiamo, eccome, però avremmo così tanto bisogno di una sua carezza».
Fabio Cutri corriere.it
06 febbraio 2009
venerdì 5 febbraio 2010
martedì 26 gennaio 2010
ore 21
Perugia
sala dei Notari
con
Mons. Luigi Negri
vescovo di San Marino e Montefeltro












